la vecchiaia al cinema

Molti soggetti e rappresentazioni sociali, sono tabù nella società contemporanea dell’immagine. Il cinema, sfolgorante medium speculare, non fa eccezione nell’approccio di determinate tematiche che ancora “disturberebbero”, lo spettatore medio. Alla deriva del fallimentare neoliberalismo, dedicare un film alla vecchiaia, può essere una scelta coraggiosa. Invece di occultare la naturale maturità esistenziale, alcuni registi ne mettono in luce le forti implicazioni sociologiche e filosofiche.

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Aquarius – Kleber Mendoça Filho

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Sull’Arte e sulla sofferenza

(…) Non ho mai sopportato quella categoria di scrittori che si proclamano martiri del proprio lavoro. Perchè martiri ? Nel peggiore dei casi, se davvero soffrono quando creano, dovrebbero essere soddisfatti come i santi, poiché il patimento dovrebbe essere la resa dei conti, la corroborazione.
– Quando sento uno scrittore dire che quando scrive soffre tremendamente, sento la tentazione di mandarlo affanculo. – disse Andrés.

~ Julio Cortázar, « L’esame », 1950
pubblicato postumamente, nell’87



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Gina Pane, « Azione Sentimentale », 1973

«Polizia der Kansas City… orait orait… awanagana… »

Il cinema italiano degli anni 50 ha elaborato trame comiche e personaggi della commedia quotidiana della vita, che hanno ben presto conquistato il grosso pubblico per la capacità che avevano di presentare l’epopea della realtà minuta e le sindromi caratteristiche della società e della cultura nazionale del dopoguerra. è una concezione del comico in cui la vita quotidiana risulta modulata secondo tonalità epico-tragiche con forti connotazioni parodiche: una sorta di pastiche eroicomico in cui tematiche e stilemi commedici sconfinano nella farsa e nella tragedia.
L’attore-fenomeno degli anni 50 italiani è Alberto Sordi. Egli nel 54 fu protagonista assoluto di tre pellicole ed ebbe parti di rilievo in altre dieci. Il film più celebre di quell’anno è « Un americano a Roma », passato alla storia con scene scolpite ormai nella memoria nazionale. Oltre l’aspetto comico, il film è una penetrante satira di costume dell’Italia del dopoguerra, evidenziando brillantemente il mito esterofilo dell’America, terra agognata e sospirata. Ma cosa rappresenta Sordi con il personaggio di Nando Mericoni ?

Non si diventa l’idolo d’una folla se non s’interpreta una folla

~  A. Sordi, cit. in “L’unità” , «Sordi 70, un italiano medio idolo della folla.», 1990.

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