passeggiata al Rivoli59

Vado spesso al Rivoli59, è uno dei miei posti preferiti in assoluto a Parigi. Inizialmente battezzato « Da Robert : elettrodi liberi », è un collettivo d’artisti fondato e stabilitosi in un palazzo occupato, centralissimo, nell’omonima rue de Rivoli.

38de13d802957f5b81e93bacac27248eCiò che rende unico in città questo spazio, è la libertà con cui si può entrare, girare per gli atelier degli artisti al lavoro, scambiare quattro chiacchiere sulla visione dell’arte, e perchè no, farsi qualche amico. L’ambiente disteso, favorisce gli scambi d’idee, di elettrodi liberi appunto 😉
Il palazzo intero, impregnato di quest’energia creativa, è diventato un tempio dove si fa fatica a distinguere la street art, la performance, le installazioni … tutto si accalca e si spinge in un tumulto creativo.  Dal caos, l’arte. Le opere si ammassano le une sulle altre, si fondono con la pittura murale, con lo scheletro del palazzo, con tutto. Di piano in piano, la mia stanza preferita è un luogo appunto dedicato all’horror vacui totale, all’osmosi di pezzi di realtà quotidiana, ammassati fino al soffitto.

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Gli artisti residenti cambiano secondo periodi variabili di 6 mesi, oppure 1 anno all’incirca. Quelle che vi ho mostrato qui sopra, sono opere casuali, quasi anonime, ma che nella loro improvvisazione, caratterizzano profondamente il luogo a prescindere dagli artisti presenti in quel momento. Potremmo considerarlo un patrimonio permanente in situ …
Un autore in particolare poi, ha lasciato delle tracce stabili. Sébastien Lecca, franco-peruviano, basa il suo lavoro sulla ripetizione dell’immagine del feto, creando uno stile inconfondibile.


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Sébastien Lecca

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Dopo l’occupazione nel ’99, come (spesso) accade di prassi qui, il comune di Parigi ha acquisito il bene immobile per « permettere la perennizazione  del gesto degli artisti » . Ad oggi quindi, il collettivo paga un fitto al comune. Di conseguenza lo squat, come idea di partenza è morta, e si parla di “after-squat”. In numerosi casi e spazi analoghi, a Parigi si è passati dall’underground al borghese-controllato repentinamente. Anche se, uno squat, dovrebbe essere per l’appunto autogestito, e favorire così migliori condizioni di libertà di creazione.
Alcune instituzioni (gallerie e musei)  sfruttando l’ascesa della street art, vorrebbero strapparla dal contesto originario. Emblematici sono i casi di vendita di opere di Banksy letteralmente rubate alla strada, oppure l’apertura  (a ottobre prossimo) del museo della street art a Parigi.
Qual’è l’avvenire dell’arte libera e dei suoi spazi urbani ?

« Il museo, cimitero dorato delle opere. »

~ André Malraux,« Le musée imaginarie »,1947

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