Guerrilla Femminista

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Venerdì 9 settembre 2016,  alla galleria Mfc-Michèle Didier le Guerrilla Girls, dividono l’esposizione con il gruppo  di attiviste francesi,  La Barbe.
I clichés del femminismo “alla Guerrilla” tappezzano mezza galleria, in un alternanza di volantini e poster di propaganda. Formatesi nel 1985, le Guerrilla Girls sono un gruppo che mira all’emancipazione artistica femminile, alla promozione della parità dei sessi, e delle razze. Ad oggi, si firmano “coscienza culturale”. Tutti conoscono il celebre poster del museo MET, oggi ripreso e così aggiornato …

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Sebbene la polemica sia ancora attuale, nei fatti poco è cambiato dagli anni 80; si aggiunge al solito programma iconografico, un interesse per il web e i nuovi media. Ciò che ora rende questo lavoro asettico, é la sua stessa esposizione. I poster si perdono uno sull’altro alle pareti bianche della galleria. Essendo estrapolata e decontestualizzata dalle strade degli USA, quella delle Guerrilla Girls non si può più nemmeno definire un azione.
Graficamente, la soluzione proposta dal gruppo La barbe, risulta inevitabilmente più scadente. La spiccata caratterizzazione francese del soggetto, limita il messaggio al quadrilatero. Anzi, quasi ci si suggerisce di poter essere nazionaliste almeno quanto femministe.

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I gorilla, le barbe, sostenete la supremazia maschile! e così via  … il codice si ripete per denunciare la misoginia del mondo. Questi due gruppi di lotta (come la galleria stessa li definisce) seppur partendo con un lodevole obiettivo, falliscono. Il pubblico presente è quasi completamente composto da donne, con uno scarsissimo, quasi nullo, coinvolgimento maschile.

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↑ Questa dichiarazione d’intenti apre la visita  ↑

Carissimo collezionista d’arte,
é giunto alla nostra attenzione che la tua collezione, come molte, non contiene abbastanza arte fatta da donne.
Sappiamo che ti senti malissimo  per questo e che rettificherai immediatamente la situazione.
Tutto il nostro amore,
Guerrilla Girls

Peggio ancora, mi si insinuano alcuni dubbi :
Superato il fulgore di fine ventesimo secolo, il femminismo è ora un etichetta commerciale, un supravalore speculativo creato dalle guerriere ?
Alla presenza di due artiste mascherate, la mostra si risolve in un ambiguità d’intenti, una provocazione fine a se stessa, che non va oltre il poster.

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