«Polizia der Kansas City… orait orait… awanagana… »

Il cinema italiano degli anni 50 ha elaborato trame comiche e personaggi della commedia quotidiana della vita, che hanno ben presto conquistato il grosso pubblico per la capacità che avevano di presentare l’epopea della realtà minuta e le sindromi caratteristiche della società e della cultura nazionale del dopoguerra. è una concezione del comico in cui la vita quotidiana risulta modulata secondo tonalità epico-tragiche con forti connotazioni parodiche: una sorta di pastiche eroicomico in cui tematiche e stilemi commedici sconfinano nella farsa e nella tragedia.
L’attore-fenomeno degli anni 50 italiani è Alberto Sordi. Egli nel 54 fu protagonista assoluto di tre pellicole ed ebbe parti di rilievo in altre dieci. Il film più celebre di quell’anno è « Un americano a Roma », passato alla storia con scene scolpite ormai nella memoria nazionale. Oltre l’aspetto comico, il film è una penetrante satira di costume dell’Italia del dopoguerra, evidenziando brillantemente il mito esterofilo dell’America, terra agognata e sospirata. Ma cosa rappresenta Sordi con il personaggio di Nando Mericoni ?

Non si diventa l’idolo d’una folla se non s’interpreta una folla

~  A. Sordi, cit. in “L’unità” , «Sordi 70, un italiano medio idolo della folla.», 1990.

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Nascita di un “tipo” :  L’italiano medio

Sordi si è messo al servizio di una ricerca spesso impietosa, orientata a evidenziare pregi e difetti dell’italiano tipo a seconda dei tempi. Egli osservava, registrava con acuta intuizone e dopo averli assimilati, ricreava i tipi da riprodurre. A tutti offriva un viso, una movenza un intercalare frutto di interminabili analisi introspettive. Ed è talmente puntuale l’immedesimazione nel ruolo, che proprio a Sordi si devono riconoscere i valori simbolici che hanno poi portato a sintetizzare la tipologia dell’italiano medio. L’espressione “italiano medio” era in voga soprattutto negli anni sessanta, all’epoca del boom economico che creava una sorta di nuova classe sociale, quella del piccolo borghese benestante ma non troppo, comunque sempre pronto a commiserarsi e brontolare per le presunte angherie derivanti dall’operato della classe economica o politica. Con il passare del tempo l’espressione ha assunto una connotazione peggiorativa, quella del “tipico” italiano di estrazione culturale medio-bassa che mostra un disinteressamento alle questioni critiche di interesse nazionale, scarse capacità in rapporto al lavoro e al proprio ruolo in società, interessato nel quotidiano perlopiù al divertimento e a questioni superficiali o banali, dimostrando in generale una forte influenzabilità da parte della cultura di massa. Insomma, una descrizione calzante di Nando Mericoni. La figura dell’italiano medio è stata infatti usata in diverse opere letterarie e cinematografiche del secondo dopoguerra per definire quella che è diventata una sorta di topos.

Il neorealismo mi ha permesso di tracciare un programma: rappresentare la realtà del momento, delineare personaggi della mia età, e gettare su di loro tutto il ridicolo di chi nella vita si comporta negativamente. E questo generava ilarità negli spettatori, perchè la comicità è sempre al negativo.

~ A. Sordi, in Pietro Pintus, « commedia all’italiana : parlano i protagnisti »,  Gangemi Editore , Roma, 1986

Il realismo amaro del comico

Sordi compie un operazione, feroce e sarcastica. Si tratta di una comicità diffamatoria indirizzata contro lo stesso personaggio e la sua smania di successo a tutti i costi. Una derisone patetica che accarezza e alla fine blandisce il fallimento, il piagnucolo consolatorio e infame di chi si vede escluso dagli altri e dal gioco sociale ma non si redime mai. In tal modo, il personaggio di Sordi incarna quel bisogno di confessione e di comunicazione che salva dal dolore e dalla coscienza spietata del fallimento. Attraverso la comicità piu acerba e risoluta, apparentemente senza vie di mezzo, ma in realtà ricorrendo a quel meccanismio di salvezza rappresentato dalle classiche mezze misure del comico , di cui il personaggio creato da Alberto Sordi prende alla lettera l’impossibilità di risoluzione. L’integrazione sociale e la maturità di Nando vengono allora deviate e rinviate indefinitamente. Egli si abbarbica materialmente sul Colosseo, e simbolicamente in un inguaribile narcisismo che lo mantiene in una zona infantile protetta dalle mitologie-gioco di un immagine irrelizzabile di se.

In conclusione, potremmo dedurne che il film mostra lo scollamento storico tra indivudio e società, tra classi sociali e stato, fra il paese e la storia, tra la collettività e le istituzioni. A tal punto che alcuni hanno denunciato una presunta eccessiva adesione del cinema ad una realtà infima e antieroica, condannando l’eccessiva vicinanza fra vita quotidiana e spettacolo cinematografico.
Sordi con il personaggio di Nando Mericoni rappresenta questa realtà, inoltre, egli con il pretesto di una grande parodia, diviene l’anti-eroe per eccellenza di una para-cultura sviluppatasi sui clichés hollywoodiani.
La società agisce su di noi come forza di pressione esterna che comprime o esalta; il comico si incuea nei rapporti tra individuo e modelli sociali, radicalizzando e deviando spinte e aspettative del soggetto, fino a deridere la sproporzione fra la presunzione di sè e le effettive capacita di affermazione e di successo.

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