Genesi Underground, intervista a Toty Ruggieri

Toty Ruggieri ©

CC : In occasione del progetto Terrae Motus, Lucio Amelio affermò che «A Napoli la creatività è più possibile che altrove», lei è d’accordo con quest’affermazione?

TR : Sono pienamente d’accordo con la dichiarazione di Lucio Amelio, che era reale, perchè gli anni 80 a Napoli erano di un fermento mostruoso, anzi erano incontenibili. C’erano tantissimi teatri sperimentali, come Spazio Libero di Vittorio Lucariello, che stava al Parco Margherita. Si faceva molta avanguardia; Martone con Falso Movimento, Teatro dei Mutamenti con Renato Carpentieri, o ancora gli Ipocriti con Nello Mascia …
Lucio Amelio ha avuto la lungimiranza all’epoca di raccogliere queste energie; prendendo degli artisti napoletani, e poi convogliando grandi personalità internazionali come Warhol e Beuys.

CC: Che impatto ha avuto l’avvenimento del terremoto artisticamente? Cos’ha cambiato?

TR: Più che cambiato, è stato un attimo che si pensava di poter cambiare; quello è stato il momento peggiore, guardandolo a distanza. Bisognava vivere gli anni 80 a Napoli: le strade non erano illuminate, spesso non erano percorribili, erano dei tunnel di ferro, una città ingabbiata e ferita. Dopo la speculazione degli anni 50 e 60, si ebbe lo sblocco dei fondi per l’edilizia popolare (legge 167 del 1972) che ripartì con la 167 e Ponticelli …
Tuttavia, é stato un momento di fermento creativo enorme. Lucio Amelio istituì il motto «Napoli e New York lo stesso parallelo», cominciarono allora ad aprire gallerie nuove che si aggiungevano a quelle storiche: Morra, Lucio Amelio, Lia Rumma e lo Studio Trisorio. L’influenza di questi ambienti è stata notevole, in quel gruppo di ragazzi che andava alle mostre di Lucio Amelio, ci sono scrittori teatrali, Mario Martone, Licia Maglietta, il regista Capuano, Sorrentino che era uno degli sceneggiatori di Capuano… e poi contemporaneamente c’eravamo noi, i “piccoli”, cercavamo di fare tante cose; gli artisti, i fotografi, i pittori, i registi.

CC: Cosa succedeva nel frattempo nell’autentico underground? Qual é stata la direzione presa dalle avanguardie giovanili?

TR: Avvenne una cosa bellissima ! ci fu il primo locale punk in assoluto, lo ZX in via Palladino, dove se non eri bardato, cioè superpunk, non potevi entrare. Un locale blindatissimo, non si entrava facilmente. Si cominciarono a creare i primi gruppi sociali, il Tien’a Ment a Soccavo. Nell’84 naque il Diamond Dogs. La cosa particolare fu che aprì in una cava alla Sanità, fu il primo locale in assoluto “open” che raccoglieva tutto, che ebbe la capacità di portare artisti del calibro di Nick Cave a Napoli. C’era la fila per suonare al Diamond Dogs ! Un gruppo storico che bisogna citare, e che è ancora in auge, sono i Bisca.
Potevi fare quello che volevi, si facevano performances, happenings, si faceva tutto liggiù! Si adoperava la fotografia con i proiettori, si usavano gelatine, colori, si macchiavano le diapositive, si facevano delle sincronizzazioni per le quali studiavamo ore ed ore .. così si mischiavano proiezioni dal vivo, arte fotografia e performance. I primi video VHS abbattevano le barriere delle pellicole costose, e c’era musica, balletti sperimentali …
Politicamente, qualcuno un pò più anziano veniva dal 68 ma in grosso eravamo tutti politicizzati del 77. Supportammo lo sciopero dei minatori britannici dell’ 84-85, si fecero manifestazioni, concerti e raccolte fondi in favore di questa causa. C’era un sociale molto, molto vissuto.

La creatività al potere; noi la mettemo in pratica con la fotografia, la pittura, il cinema, le esperienze creative di videoproiezioni …

Toty Ruggieri ©

CC: Quali sono state le influenze di questa ricca cultura visiva ?

TR: La città era piena di cinema: a piazza Dante c’era la prima sala cinematografica napoletana, il cinema Dante, poi c’era il dopolavoro PT, dove c’erano rassegne (il prezzo si poteva contrattare!) oppure c’era anche il No Kino Spazio a piazzetta Mondragone. Si poteva vedere Kubrick, il cinema underground americano .. Ho visto film come La Montagna Sacra! film incredibili! tutto il cinema di Bergmann, tutto Wenders più di una volta. Siamo quindi nati con quest’espereinza visiva dirompente.

CC: Successivamente, con la collaborazione con Frigidaire lei ha potuto, dal punto di vista documentativo, ufficilizzare la cultura giovanile?

TR: Il mio approccio con Frigidaire fu proprio questo. con Paolo Pontoniere e Gianni Montesano mettemo su i Selvaggi Napoletani trattando l’underground napoletano. Era una paracultura in chiave alternativa, sviluppatasi in contrapposizione a ciò che ci propinavano il buon Lucio Amelio e le gallerie.

CC: Questo sviluppo si è opposto all’arte americana? Germano Celant dagli anni sessanta opponeva l’arte povera all’arte americana, facendone due fazioni in conflitto …

TR: Per quanto potesse rapportarsi e riferirsi alla cultura americana, la cultura partenopea è sempre stata estremamente autonoma. Napoli viveva una doppia anima, c’erano Eduardo e Falso Movimento nello stesso momento. Si passava da un teatro classico alla sperimentazione assoluta, la città viveva di questi forti contrasti.

CC: Le ricerche che lei ha compiuto sullo sviluppo urbanistico di Scampia sicuramente le hanno fatto mettere in luce le contraddizioni dell’ediliza …

TR : Fu uno dei primi lavori che portai a Frigidaire all’epoca. La visione del quartiere di Scampia era questo enorme blocco di cemento, su campi agricoli in una zona di campagna. C’era desolazione, palazzoni dove furono deportate persone che non ebbero più un vivere sociale.

CC: Un pò come il film Le mani sulla città.

TR: Fu quello … (Rosi! l’avevo dimenticato prima, un altro grande regista) il sacco edilizio sulla città. Ci furono due momenti in cui si crearono i presupposti per l’edilizia popolare a Napoli: il colera e il terremoto. Il colera creò le basi per dare un alloggio dignitoso al proletariato che viveva in condizioni disumane. Il terremoto accellerò il processo, ma la camorra ha distrutto quello che era il tessuto sociale, quello più autentico; è stata la morte della città. La creatività immensa che c’era si è dispersa.

CC: Le condizioni artistico-creative erano migliori in passato ?

TR: Esatto, c’è anche una dichiarazione di Mick Jagger che dice che negli anni 60 e 70 si era più liberi. Oggi qualunque cosa fuori dagli schemi viene subito canalizzata in una corrente, le tantissime gallerie sono gli unici finanziatori dell’arte, e così si perde libertà.
Non c’è libertà nell’arte.

Toty Ruggieri ©

Fotografie di Toty Ruggieri ©

C.C.

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