Rythm 0 : il pericolo del niente

Rythm 0 (1974) è stata una performance tenutasi alla Galleria Studio Morra di Napoli, nella quale Marina Abramović si lasciò manipolare dal pubblico in svariati modi, utilizzando degli oggeti  (fiori, cibo, armi…) posati su un tavolo messo a disposizione dei commensali.
L’artista definisce questa performance come una delle sue esperienze più estreme.

Marina Abramović durante la perfomance


In quegli anni, si diffondeva l’opinione che la performance art fosse qualcosa di puramente esibizionista, masochista, l’atto di qualcuno in cerca d’attenzione. Per reazione, Marina Abramović decise quindi di scoprire come si sarebbe comportato il pubblico se l’artista non avesse fatto nulla, nient’altro che niente restando impassibile.
Ci si domanda quale può essere la posizione del pubblico rispetto a questo rituale del nulla, cosa farebbero e come reagirebbero le persone in una situazione del genere.

Gli oggetti a disposizione del pubblico

S’impone un tempo prefissato, seguento una strategia di John Cage adottata varie volte dagli artisti allo scopo di determinare un inizio e una fine per un avvenimento non lineare.
L’artista mette allora il suo corpo a disposizione dell’audience. Così, lavorando con le tradizioni dell’auto-flagellazione, della catarsi e della mitologia, sottomette il suo corpo a un “dialogo dell’energia” con il pubblico ed esplora al tempo stesso i limiti del corpo e della mente.

Bisogna intendere la performance come uno specchio offerto agli spettatori : Io metto in scena dei movimenti dolorosi e mi nutro dell’energia del pubblico per superare la mia paura. é una maniera di dire alle persone che possono riuscirci quanto me.
– M. Abramović nell’intervista con télérama.fr

Cià che era iniziato piuttosto calmamente durante le prime tre ore, con i partecipanti che la circondando, con qualche approccio intimo, degenera poi in uno spettacolo potenzialmente pericoloso e incontrollato. I vestiti dell’artista vengono tagliati con delle lame di rasoio; nella quarta ora le stesse lame furono utilizzate per tagliare la pelle e berne il sangue. Il pubblico si rese conto che questa donna non avrebbe mai fatto nulla per reagire e proteggersi, e che quindi poteva accadere qualcosa di grave. Si sviluppò allora un gruppo di protezione, e quando, una pistola carica venne posizionata nella mano dell’artista con il dito sul grilletto, scoppiò una rissa tra gli instigatori e i protettori. A quel punto, il gallerista arriva e getta la pistola dalla finestra. Dopo sei ore dall’inizio, egli annunci la fine della performance.
L’artista comincia a muoversi, riprende a essere se stessa quando fino a quel momento aveva recitato il ruolo della bambola impotente. Tutti fuggono, le persone sorprese non furono in misura di confrontarsi con lei in quanto persona.

Questa pièce è una potetne dimostrazione delle dinamiche d’oggettivizzazione della donna. é interessante notare come rispondono gli spettatori  quando sono confrontati alla realtà della loro complicità in questo processo. L’emergenza della volontà nell’artista passiva confronta il pubblico alla manipolazione dell’oggetto. Il pubblico risponde con la paura a questa provocante dissonanza cognitiva.

 

C.C.

Link utili e Riferimenti

http://www.telerama.fr/scenes/marina-abramovic-la-grand-mere-kamikaze-de-l-art-contemporain,90368.php

http://www.tate.org.uk/whats-on/tate-liverpool/display/dla-piper-series-constellations/marina-abramovic-rhythm-0-1974

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